Ahi, Ahi, Ahi... Lo so, lo so, sono stata assente tanto, troppo. Non sono stata dietro questo blog per troppo tempo ma non è facile. Ho anche pensato di chiuderlo, perché non sapevo se fossi capace di continuare a tenerlo aperto per via dei tanti impegni. 

Come state? Io ho come un blocco. No, non il blocco dello scrittore, continuo ancora a scrivere poesie. Però ecco, il mio blocco riguarda i sentimenti: le mie ultime poesie sono mono-tema. Vuoi il periodo che sto passando, vuoi le difficoltà generali, ma il tono delle mie opere sta diventando troppo triste, solitario, sofferente. Che alla fine è quello che provo però vorrei tanto uscire da questa spirale grigia, eppure non riesco. Ho provato a uscirne da sola, cosa che non è mai la strada giusta, poiché raramente ce la si fa, ma ho anche provato ad appoggiarmi alla persona a cui tenevo - tengo... - ma evidentemente egli non è interessato a supportarmi. Passerà? Ma sì! 


Ho sempre amato scrivere, riuscivo a lasciarmi andare solo così e dopo che posavo la penna mi sentivo meglio. Mi sono approcciata alla poesia solo da un anno, quando dopo una litigata con il mio ragazzo sentivo il bisogno di cacciare le mie emozioni; così nacque la mia prima poesia, Calendule. Parla di me e di lui, della nostra storia, della nostra speranza per il futuro. Questo è quello che c'è nelle mie poesie: i miei sentimenti, io. Troverete il mio mondo in esse e sono sicura che in alcune di esse molti si rispecchieranno. Passate a leggere il libro e fatemi sapere nella sezione commenti di wattpad se vi piace o cosa ne pensate di questa idea. 
 https://www.wattpad.com/story/260384564  

Eppure cadiamo felici

«La vita che ci capita è la vita che ci capita. Lo so che ci sono centinaia di teorie sul destino, o sul Karma, o sulla giustizia divina. Aristotele, Hegel, perfino Schopenhauer, in fondo, erano tutti convinti che ci fosse un disegno preciso, un bello schema prestabilito di concatenazione di cause ed effetti. La mia idea è che sia tutta quanta, sempre, solo una questione di culo.

[...]
«Il vostro pasticcino, il pasticcino dei vostri sogni era lì, nel vassoio. Solo che pochi di voi hanno avuto la fortuna di poterlo scegliere, quelli che sono stati estratti per primi. Gli altri hanno dovuto accontentarsi di quello che era rimasto. E quando ve lo siete portati al posto, ognuno l'ha mangiato a modo suo, alla sua velocità, ma quasi tutti avete fatto la stessa cosa, avete notato? Avete iniziato a mangiarlo partendo dalla parte secondo voi meno buona. Tutti i pasticcini avevano la crema o il cioccolato, insomma avevano una parte più buona, e voi volevate lasciarla per ultima.»
«Io faccio sempre così!»
«Però non sapevate che vi avrei detto di fermarvi. Nessuno di voi poteva saperlo.»
«Sì, prof. Se lo avessi saputo sarei partito dalla crema!»
«Eh lo so, Casali, lo so. Ed è per questo che vi ho detto di fermarvi, per farvi capire come funziona»
«Come funziona che?»
«Tutto, Casali, tutto. Tutto quello che deve sapere è in quel pasticcino che ha lasciato a metà. Perché non funziona che c'è un tempo per giocare e un tempo per decidere. Non funziona che "Ah sì un giorno farò questo e farò quello". Non funziona che "Queste cose le farò quando avrò una casa e un lavoro". Non funziona che "Adesso mi diverto, poi ci penso". Funziona che il momento è sempre solo adesso, che se pensate di tenervi il meglio alla fine siete dei cretini, che se ve ne state lì buonini buonini nascosti dietro la scusa che adesso siete troppo piccoli, che adesso non è ancora il momento, domani e fra dieci e fra vent'anni farete sempre la stessa cosa, direte sempre che non siete pronti, che non è il momento, che ci vuole ancora tempo. Funziona che se state lì ad aspettare di essere sicuri, di essere tranquilli, la crema non la mangerete mai, perché l'unica certezza che abbiamo è che nessuno di noi, nessuno, finirà di mangiare il suo pasticcino. La crema qui è il coraggio di essere se stessi, la voglia di far vedere chi sei, di far sentire la tua voce. Ecco, non funziona che c'è un momento in cui si può fare a meno di farlo, un "non è ancora ora" : funziona che hai un solo pasticcino, e poco tempo per mangiarlo» @enricogaliano 

Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un

male passato; questo non ci riguarda più, quello non ci riguarda ancora.

- Seneca, Lettere a Lucilio. 

Eppure resta 
che qualcosa è accaduto, forse un niente
che è tutto.

- Eugenio Montale, Xenia II, 13 

Parola

Non esiste ormai cultura che ignori l'esistenza della scrittura e tuttavia, anche dove la scrittura è  estremamente diffusa, la comunicazione ordinaria si svolge per lo più in forma orale. D'altra parte non ci rendiamo conto di quanto la comunicazione orale sia condizionata dalla scrittura. Essa ci influenza nel senso che il modo con il quale ci esprimiamo è guidato da un pensiero che si fonda sulla sua interiorizzazione. Le culture come la nostra, in cui vi è una scrittura diffusa, sono dette  culture "a oralità ristretta". Fino a non molto tempo fa esistevano ancora le società a "oralità primaria", cioè società che non conoscevano alcuna forma di scrittura. Oggi non esistono più  società a "oralità primaria". Infatti, anche laddove l'ignoranza dell'alfabeto scritto è ancora  particolarmente diffusa, la scrittura esercita la sua influenza attraverso leggi, regolamenti, disposizioni. La scrittura esercita una sorta di "imperialismo" sulla parola.

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